Tra la fine di luglio e questi primi giorni di agosto 2026 si è aperto un nuovo fronte di tensione nel porto di Napoli. Al centro della vicenda vi sono i rallentamenti nelle operazioni di sbarco e nella consegna dei container in importazione presso il terminal Conateco, con conseguenze dirette sull’attività degli spedizionieri doganali, delle case di spedizione, degli autotrasportatori e delle imprese destinatarie delle merci.
Le maggiori criticità hanno riguardato la nave Jan, arrivata il 25 luglio. A diversi giorni dall’approdo, numerosi container non risultavano ancora disponibili per il ritiro. Gli operatori non potevano quindi dare seguito agli ordini di rilascio già emessi, mentre gli importatori rimanevano in attesa delle merci necessarie alle proprie attività produttive.
Il problema è emerso in un periodo particolarmente delicato. L’avvicinarsi della pausa estiva impone infatti a molte aziende una programmazione rigorosa degli approvvigionamenti. Il mancato rispetto dei tempi previsti rischiava di compromettere la continuità delle lavorazioni, oltre a generare difficoltà nella gestione dei trasporti e delle formalità doganali.
Le organizzazioni rappresentative degli spedizionieri doganali, dei doganalisti, dei corrieri, degli spedizionieri e degli autotrasportatori hanno riconosciuto che l’elevato numero di arrivi potesse determinare una fisiologica congestione del terminal. Hanno tuttavia chiesto l’adozione di misure straordinarie per ridurre i disagi, tra cui l’estensione degli orari operativi e, ove possibile, l’apertura del terminal nella giornata di sabato, da concordare con le associazioni dell’autotrasporto.
Un ulteriore motivo di contrasto ha riguardato l’applicazione delle soste e delle cosiddette detention. Secondo gli operatori, questi costi dovrebbero essere calcolati soltanto dal momento in cui il container diventa effettivamente disponibile per il ritiro. L’addebito di giornate durante le quali la merce non può materialmente essere prelevata viene giudicato ingiustificato e suscettibile di produrre ulteriori contenziosi con la clientela.
Il 31 luglio le associazioni hanno chiamato in causa anche Cosco Napoli, chiedendo alla compagnia di intervenire presso il terminal designato. I ritardi, infatti, impedivano di eseguire gli ordini di rilascio e di consegnare le merci agli importatori nei tempi programmati. Anche in questo caso è stata avanzata la richiesta di escludere dal conteggio delle detention i giorni precedenti all’effettiva disponibilità dei container.
Il confronto con il terminal non ha però risolto la controversia. La risposta ricevuta è stata considerata insufficiente da diversi operatori, che hanno segnalato esperienze analoghe e contestato anche altri addebiti qualificati come operazioni “fuori ciclo nave”. Secondo una valutazione legale acquisita dalle rappresentanze di categoria, tali costi non sarebbero imputabili agli spedizionieri, ma dovrebbero essere addebitati dal terminal ai propri clienti, ossia alle compagnie di navigazione.
Nel dibattito sono emerse inoltre critiche più generali nei confronti del sistema di fatturazione e dei rapporti di forza all’interno della catena portuale. Gli spedizionieri sostengono di essere frequentemente costretti ad anticipare o sostenere spese che dovrebbero ricadere su altri soggetti, con il rischio, in caso di contestazione, di subire blocchi operativi o limitazioni nell’accesso ai servizi. Si tratta di rilievi formulati dagli operatori e destinati, qualora la vertenza prosegua, a essere verificati nelle sedi competenti.
Alla luce del mancato accordo, Assospena, Accsea e il Consiglio territoriale degli spedizionieri doganali hanno manifestato la volontà di intraprendere un’azione più incisiva. Tra le ipotesi considerate vi è il conferimento di un mandato legale per contestare formalmente gli addebiti e avviare successivamente un confronto volto a individuare una soluzione equilibrata.
La vicenda della nave Jan ha così riportato in primo piano una questione strutturale per il porto di Napoli: la necessità di coordinare in modo più efficace terminal, compagnie di navigazione, spedizionieri, doganalisti e autotrasportatori. La rapidità delle operazioni di sbarco e la chiarezza nell’attribuzione dei costi non rappresentano soltanto esigenze degli addetti ai lavori, ma condizioni essenziali per garantire la regolarità dei traffici e tutelare le imprese che dipendono dalle merci in arrivo.
